(via tubesoccc)
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(Fonte: mas-que-puxa, via ekyss)
Stare sveglia alle tre di notte a scrivere idiozie quando dovrei dormire perché domani dovrò dare un senso alle mie tasse universitarie, col mio fidanzato che si rigira nel letto e mi biasima per la mia insonnia. Che, a dire il vero, è una cosa recente. Me ne ero liberata, negli ultimi mesi; ma ora è tornata. Sarà stata la laurea a portarla a galla, un altro insulso traguardo raggiunto non si sa per quale scopo.
Dovrei mettermi a lavorare ma non ne ho voglia. E non è un tabù, questo: nessuno ha voglia di lavorare. Però devo, e la cosa mi rode. Mentre ero al liceo non mi rendevo conto di quanto era grande la pacchia che stavo vivendo. Anche adesso sto vivendo la pacchia, però me ne rendo conto.
Un miliardo di vecchi schemi senza senso. Un maelstrom di situazioni. Voglio postare qualche vecchia poesia. Ma forse dovrei scriverne una nuova, perché le altre mi sembrano tutte vecchie.
Un pensierino della sera, allora.
Bozza di monologo
Vedete, io sarei un perfetto cristiano, in teoria. Ho infatti la più cristiana fra le doti: l’altruismo; il quale, mosso da Pietà, porta con sé ogni cosa buona e pia. Io sono difatti altruista: amo fare doni ma odio riceverne. Sono dunque già santo?
Eppure dietro ogni cosa si cela il suo contrario e questo, in tali righe, io voglio dimostrarvi; che ciò che naturalmente viene detto buono e pio è naturale inganno, poichè “il dio non dice: indica”; che segno e maschera celano sempre la sostanza delle cose, la taciuta essenza, quel “non so che” di ricercato nella vita - come direbbe mio padre; e infine che io amo fare doni, perchè la gratuità e il regalo sono il modo migliore, più atavico e sicuro per ottenere dagli schiavi soggezione. I miei regali! Io so che nessuno di loro potrebbe mai a ripagarli: così, io dono. E così pure io non amo riceverne, e sudo palmo a palmo ciò che gli altri mi porgono a dote, perchè mi sentirei uno schiavo e non dipendente: e qui sudo il salario, lì il respiro.
L’unica vera forza che muove la mano alla mia presunta Pietà, quella è la Potenza. O meglio - come disse tempo fa un filosofo di cui mi sfugge il nome - la Volontà di Potenza: l’unica forma di Volontà costitutiva. Ho ancora l’aureola adesso?
Non so, ho come l’impressione di avervi frastornato. Me ne scuso grandemente. Non vorrei che mi giudicaste male, logorroico o troppo eloquente. La passione, si sa, è una prerogativa dei giovani: dunque tale fatemi essere, finchè posso. Non vi tratterrò a lungo con simili discorsi contorti, comunque; giusto il tempo di farmi la barba.
Voi, minuscoli abitanti dello specchio, che ogni mattina abbraccio con lo sguardo appesantito! Voi che l’aureola non mi doni più?
Beh, vi capisco.
Oggi persino il mio iPhone è diventato simbolo del lutto. La morte mi perseguita.
Allen Ginsberg - Urlo